Mindhunter

By Annamaria

Tempo di lettura: 2.20 minuti

Il Crime è quel genere vasto che ruota intorno alle storie di crimine dal punto di vista del criminale, delle forze dell’ordine, dell’investigatore o del cittadino classico.

Ne conosciamo vari di questo genere, dal famoso “Sherlock”, a “Law & Order” e via dicendo.

Mindhunter è una serie tv di genere thriller psicologico del 2017 ( tratta dal libro “Mindhunter”) basata su fatti realmente accaduti ed è presente su Netflix. Sono 19 episodi (durata media di 50-60 minuti) divisi in 2 stagioni.

Questa serie, come il libro, racconta la nascita di una disciplina investigativa che si basa sul creare un profilo degli assassini seriali.

Diretta dal regista David Fincher, conosciuto anche per alcuni film famosissimi come “Fight Club” e “Il curioso caso di Benjamin Button”,  questa serie unisce il genere crime-investigativo ai tratti psicologici delle persone.

La serie parte con Holden Ford (Jonathan Groff), agente e negoziatore dell’FBI il quale, in seguito, trova collaborazione con l’agente Bill Tench (Holt McCallany) nel reparto di scienze comportamentali.

I due iniziano con il tenere corsi di aggiornamento a dipartimenti di polizia locali in giro per l’America per poi “espandersi” nell’intervistare serial killer, in modo da creare un profilo psicologico ed entrare nella mente del criminale.

Per far in modo che questo accada devono instaurare un rapporto “confidenziale” con il killer scavando fin dall’infanzia, del contesto sociale, del rapporto familiare e così via.

In seguito al duo si unirà la professoressa Wendy Carr (Anna Torv) che ricorda di tener presente gli studi scientifici all’interno del progetto.

Tra i tanti intervistati abbiamo anche il famoso Charles Manson (interpretato da Damon Harriman).

Oltre ad avere incontri con i criminali, si trovano nelle mani anche il caso di Atlanta, con l’uccisione di circa trenta bambini afroamericani.

Sta a voi scoprire come andrà.

Perchè guardarla

  • È molto intrigante.
  • Amate il genere thriller-psicologico.
  • Buona interpretazione dei personaggi.
  • Evoluzione del protagonista.

Perchè non guardarla

  • Non vi piace il genere.
  • Nella prima stagione si parla prettamente di persone già arrestate.
  • Ci serve un po’ di tempo per iniziare a “carburare” nel vederla.

Voto: 9.5

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Eli Stone

By Stefano

Tempo di lettura: 1.30 minuti

Oggi voglio andare controcorrente e non parlare delle solite Serie Tv che hanno avuto un impatto mediatico importante e sono state enfatizzate e portate come punto di riferimento nella loro rispettiva categoria. 

La serie che vorrei tentare di raccontare si basa su un concetto predominante: l’emozione. 

Perché a distanza di anni dalla visione di questa serie composta solamente di 2 stagioni per un totale di 26 episodi rimane in me un senso di felicità e di appagamento per averla vista. 

Proverò a spiegare i motivi attraverso la recensione della storia dell’ avvocato di successo Eli Stone,   interpretato da un attore che per il sottoscritto è davvero  valido e duttile ovvero Jonny Lee Miller, famoso soprattutto per la parte interpretata nel capolavoro “Trainspotting” (Sick Boy) ma anche per aver rivisitato il personaggio Sherlock Holmes in chiave moderna e per la serie di successo “Elementary”. 

Eli Stone lavora in uno degli studi legali più importanti di San Francisco. Spietato e cinico, è un avvocato che vuole solo ottenere risultato. Lavora con la fidanzata  per il futuro suocero interpretato da Victor Garber (Alias, Titanic). Dopo aver sperimentato una serie di strane allucinazioni, compresa la visione della Popstar George Michael (che interpreta se stesso e compare nell’8° e 9° episodio), il protagonista comincia seriamente a preoccuparsi. 

Queste visioni non solo non migliorano, ma sono sempre più frequenti e si differenziano dal semplice sentire musica (Es. Faith) a vere e proprie visioni di George Michael o di persone che cantano e ballano nei momenti e nei luoghi più impensabili. 

In seguito a queste visioni che pregiudicano il suo rendimento lavorativo e i suoi rapporti personali  Eli chiederà aiuto al fratello Nathan, interpretato da Matt Letscher (Boston Legal), che da Neurologo gli prescrive una serie di esami che porteranno Eli a scoprire di avere un aneurisma non operabile spingendolo  a cambiare radicalmente il  modo di approcciarsi alla vita e alle cause da seguire nel lavoro. Comincerà a dedicarsi anima e corpo alla difesa dei più deboli. 

Forse vi state chiedendo. E io dovrei vedere questa serie? Che trama debole, che contenuti leggeri. 

La risposta che vi posso dare è si assolutamente si.  Eli Stone è emozione pura e vi insegnerà a capire il valore delle cose e del tempo a disposizione nella vita.

Perchè guardarla

  • Jonny Lee Miller e Victor Garber. 
  • Eccentrica e unica nel suo genere. 
  • Bella musica grazie a George Michael. 
  • Emozionante. 
  • Intensa e di solidi valori. 

Perchè non guardarla

  • Dura solo 2 stagioni.
  • Non vi piacciono le serie basate su avvocati e processi. 

Curiosità: Durante la messa in onda di una puntata L’American Academy of Pediatrics chiese la cancellazione della serie a seguito di un episodio dove Eli faceva ottenere un rimborso milionario a un bambino  divenuto autistico dopo la somministrazione di un vaccino. 

Voto: 8

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Breaking Bad

By Fabio

Nel 2008, quando vidi per la prima volta Breaking Bad, mi fu immediatamente chiaro che si trattava di qualcosa di diverso, migliorativo, assolutamente rivoluzionario in materia di serie tv. Alla prima seguirono altre quattro stagioni e si può tranquillamente affermare che BB abbia innalzato l’asticella portando un nuovo termine di paragone, un nuovo standard per gli amanti del genere. Un titolo che non solo ha mantenuto la qualità delle prime puntate bensì è sempre migliorato sotto tutti gli aspetti che ne compongono il suo successo.

L’avventura dell’insegnante di chimica di Albuquerque è sicuramente un mix, dal western al noir cinematografico, dal dramma sociale ai Gangster Movies. Sono dell’opinione che sia parzialmente non classificabile perché non conosce limiti diversi da quello dell’immaginazione, della finzione che viene sempre superata dalla realtà.

Dovessimo riassumere in una frase cos’è Breaking Bad, potremmo dire che è la storia di un uomo che messo all’angolo da un cancro, si libera della sua vita quotidiana, del suo ordinario, per vivere a pieno la propria indole.  Ma come spesso accade,  questa improvvisa libertà ha un caro prezzo da pagare e il protagonista lo pagherà, eccome se lo pagherà.

Walter lotta ardentemente (a volte disperatamente) per vivere questo nuovo avvincente presente che esplode nella sua esistenza nonostante il dramma personale e famigliare; preserva il passato recitando il ruolo imposto da una vita, ma ne sovverte ogni regola mentendo. Continua ad essere padre, marito, amico con lo scopo dichiarato di fare il male per assicurare un futuro economicamente tranquillo alla famiglia. In realtà scopriremo per ammissione dello stesso personaggio: “perché mi piace farlo, perché sono il migliore”.

La storia di Walter White è quella di un individuo comune il cui destino, potenzialmente fatale, offre un’opportunità unica di provare sentimenti che gli sembravano proibiti. Oh, certo, diventa un perfetto bastardo, un assassino a sangue freddo, un uomo senza scrupoli che potremmo persino odiare, eppure non possiamo mai fare a meno di chiederci: cosa avremmo fatto al suo posto? È qui che Breaking Bad è affascinante. Non solo manteniamo l’empatia per questo eroe che dovremmo condannare senza appello, ma ci mettiamo al suo posto, quasi arriviamo a capirlo, a chiederci come ci si sente ad essere in un camper, nel deserto del New Mexico, a cucinare metanfetamina, a sfidare gang di trafficanti, ad eludere la DEA trasgredendo molte leggi morali e non.

Breaking Bad passerà alla storia della TV per il suo personaggio principale, ma un solo uomo non può fare una serie e allora ecco il perfetto co-protagonista:  la spalla di Walter si chiama Jesse Pinkman, suo allievo sfaticato, scaltro e bulletto, diventato negli anni solerte chimico, socio pieno di dubbi, forse un figlio mancato, di sicuro un amico manipolato; i loro dialoghi mai banali e studiati alla perfezione, assieme allo stile visivo ed alla costruzione della narrazione mi hanno colpito dalla prima all’ultima puntata.

Abbiamo parlato dei personaggi, ma lasciatemi dire due parole sugli attori: Bryan Cranston (detentore di 3 Emmy Awards) e Aaron Paul (2 Emmy Awards) sono due interpreti il cui talento raggiunge un livello così alto che sembra quasi impossibile superarlo. Entrambi hanno un carisma forte e distintivo. Una coppia affiatata sul set e fuori dal set, se siete curiosi leggete qualcosa in merito al loro rapporto ad oggi e comprenderete cosa intendo dire.

Bando alle ciance: Breaking Bad è una serie semplicemente da non perdere.

Perchè guardarla

  • È semplicemente una delle serie più belle mai scritte, girate, recitate.
  • È da considerarsi tema di discussione al pari dei più importanti e blasonati film Hollywoodiani.
  • È una delle serie più premiate dalla critica internazionale.
  • Anche i personaggi secondari sono degni dei protagonisti, tanto da ispirare lo spin-off Better call Saul.

Perchè non guardarla

  • Qualsiasi serie o quasi vedrete dopo, non vi sentirete pienamente soddisfatti.
  • Mette accuratamente in luce aspetti umani.
  • Strano ma vero, potrebbe scapparvi qualche lacrimuccia.
  • Tratta temi poco etici come la droga e l’omicidio.

Tempo di lettura: 2 min e 10

Voto: 9.5

Link del Trailer:

Escape at Dannemora

By Stefano

Partiamo da un presupposto.. il mondo televisivo ha trattato argomenti di evasioni da carceri in tutte le salse.. celebre infatti il famoso film dove Clint Eastwood interpretava il detenuto Frank Morris che stanco delle condizioni brutali e disumane della prigione di Alcatraz decise di porre fine alla sua detenzione con una fuga spettacolare.

Questa serie parte quindi da una base che soprattutto in America è pane quotidiano, ma come spesso accade, anche per un senso di rivalsa verso il cattivo di turno, il pubblico e la critica danno feedback positivi su questo argomento e raramente il tutto risulta essere un flop.

La serie infatti ha avuto numerose nomination nel campo delle serie tv vincendo un Golden Globe nel 2019 per la parte interpretata da una clamorosa Patricia Arquette che veste i panni di Tilly Mitchell, una donna annoiata e in crisi con il marito e andando in nomination come miglior miniserie Tv vinta poi dalla miniserie sull’assassinio di Gianni Versace “American Crime Story”.

Ma facciamo un passo indietro e parliamo un po’ di dettagli.

La serie è stata diretta da Ben Stiller (Ti presento i miei, Una notte al Museo, Walter Mitty).

L’attore protagonista è un gigante del mondo della recitazione, Benicio del Toro qui nei panni del detenuto Richard Matt, un vero e proprio manipolatore che alterna la violenza all’arte dei suoi dipinti. Assieme al compagno di blocco David Sweat organizza meticolosamente la clamorosa evasione da questo carcere di massima sicurezza chiamato nel gergo comune Dannamora per via del comune dove la struttura ha sede.

La trama è molto semplice ma non per questo meno interessante.

I due detenuti Richard Matt e David Sweat sono stati condannati all’ergastolo per omicidio. Per portare a termine il piano di evasione avranno bisogno dell’aiuto di Tilly Mitchell, la responsabile del reparto tessile della prigione.

Come riusciranno a convincere Tilly ad aiutarli? Come faranno ad evadere da un carcere duro e di massima sicurezza come il “Dannamora”? Queste due domande troveranno soddisfazione solo guardando la miniserie da 8 puntate con una durata media di 51 minuti.

Perché guardarla

  • Perché ha una trama intrigante.
  • Perché il connubio prigione/Evasione ha un successo clamoroso.
  • Benicio del Toro.. non aggiungo altro.
  • Perché non è scontata.
  • Regia eccellente.
  • Ambientazione molto affascinante

Perché non guardarla

  • Perché tratta di un argomento che ha molti precedenti.
  • Perché non vi piace il mondo criminale.
  • Perché odiate prendere le parti dei cattivi.
  • Perché al contrario di serie tv come Prison Break e Oz manca la violenza tipica delle carceri in quanto si concentra più sulla narrazione della storia e lo sviluppo dell’evasione.

Molti la definiscono un capolavoro mancato ma questo non toglie che non vederla sarebbe un errore.

Voto: 8,5

Tempo di lettura: 1 min e 40

Link del Trailer:

Ballers

By Stefano

Vorrei parlarvi di una serie con una premessa sul Football Americano…

Diciamoci la verità. In Italia forse il 2% della popolazione segue questo sport o ne ha conoscenza.

Eppure la serie di cui vi voglio parlare tratta proprio questo argomento. Si tratta di Ballers.

Spencer Trasmore interpretato da un sempre più convincente The Rock Dwayne Johnson veste i panni di un ex giocatore professionista della NFL che dopo aver terminato la carriera tenta la carriera dell’agente lavorando per un’agenzia che cura gli interessi dei giocatori e ne gestisce i contratti.

In coppia con il suo fidato socio e amico Joe Krutel, interpretato da Ron Korrdry, un attore che per il sottoscritto è stata una vera e propria novità positiva ed efficace nel ruolo interpretato, Spencer entrerà nell’agenzia dei fratelli Anderson in eterna lotta per la gestione del capitale e per le idee sul mondo degli affari diametralmente opposte.

La serie analizza il football Americano dal punto di vista finanziario, contrattuale, fra infortuni, diritti TV e tutto quello che non è football giocato.

Spencer e Joe diventeranno in primis amici con i giocatori rappresentati ed è per questa ragione che riusciranno a strappare contratti apparentemente impossibili con diversi atleti, proprio per la ragione che il loro business è incentrato sul rispetto e sulla comprensione dei loro bisogni e segreti.

Attualmente la serie si basa su 5 stagioni per un totale di 47 episodi ed è campione di incassi negli Stati Uniti; le ambientazioni si sviluppano tra Miami e Los Angeles.

Io consiglio di guardarla assolutamente perché non avete mai visto una serie così e ve lo dice un divoratore di serie TV.

Perché guardarla

  • Perché è unica nel suo genere. Parla di sport, ma non annoia i non sportivi.
  • Perché gli attori sono eccezionali nei loro ruoli.
  • Perché le ambientazioni, la musica e la fotografia sono di incredibile livello.
  • Perché le puntate sono leggere e divertenti.
  • Perché si vedono gli eccessi degli atleti in termini di lusso.
  • Perché a dispetto del genere dá moltissimi insegnamenti.
  • Perché è doppiata in modo magistrale.

Perché non guardarla

  • Tratta esclusivamente di Football Americano anche se non giocato.

Motto della serie: If I could pay you less than nothing I’d pay you that.

Link del Trailer:

Voto: 8,5.

The New Pope

BY Fabio

Quattro anni dopo il successo di The Young Pope, Sorrentino riparte dalle ultime vicissitudini di Lenny Belardo nonché Papa Pio XIII. In questa nuova avventura troverete tutti gli ingredienti della precedente serie, ma in nuova forma, con alcuni cameo come Sharon Stone e Marilyn Manson nei panni di se stessi.

In The New Pope si accompagnano temi come l’amore, la pianificazione, il tradimento, le anime sottoposte alle tentazioni ed alle inclinazioni alla malsana riconoscenza.

Paolo Sorrentino rispolvera il papato con i suoi eccentrici personaggi, i dialoghi surreali, le decorazioni di un Vaticano sempre in primo piano, i costumi colorati che sfilano come sulle più importanti passerelle; tutto questo intriso di un senso di declino e rappresentativo di una società che si deve specchiare nell’oscurità e nel fascino di alcuni vagabondaggi mentali che scorrono come anime solitarie tra stanze e corridoi di una curia oramai lontana dal mistero della fede.

Una quotidianità perversa, deviata sessualmente. Il regista ci parla di prostituzione, omosessualità e fanatismo religioso con un linguaggio scenografico che da sempre ne contraddistingue le sue opere.

Sorrentino piace o non piace, i suoi deliri creativi non possono creare indifferenza. Dopo Jude Law, è il turno di un altro caposaldo del cinema internazionale: John Malkovich. Il regista ne esalta le doti recitative lasciando libertà espressiva nell’interpretazione di Giovanni Paolo III e l’attore ripaga con una prova davvero superba. Il nuovo Papa lotterà tra droghe, egocentrismi e fantasmi di gioventù; partigiano della linea media, dovrà affrontare il tema di una nuova Chiesa cercando di svicolare dalle manipolazioni di un clero che fatica ad abbandonarne le vecchie abitudini.

Sempre presente, l’eccellente Silvio Orlando reintrerpreta il Cardinale Voiello confermando ciò che di buono aveva mostrato in The Young Pope. Se vogliamo,  in questa nuova avventura il personaggio mostra un lato umano più profondo e convincente; non vi anticipo nulla ma alcuni momenti potrebbero far nascere persino sentimenti di tenerezza verso il prelato.

Sorrentino si conferma ottimo anche nelle scelte musicali mai scontate, pungenti, dissacranti e sferzanti.

Perché guardarla

  • Se vi è piaciuto The Young Pope, The new Pope è comunque una conferma.
  • Se vi piace Sorrentino, non potete non vedere la sua ultima opera.
  • Offre un punto di vista nuovo ed eccentrico.
  • La fotografia, la sceneggiatura, le ambientazioni valgono la visione.
  • La colonna sonora è di primo livello

Perché non guardarla

  • Perché la vera novità è stato The Young Pope e questo è solo un “continuo”
  • Perché The Young Pope non vi è piaciuto
  • Perché Sorrentino è sempre lui
  • Perché alcune scene potrebbero essere blasfeme

Link Trailer:

Voto: 8